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Etichetta: Produzioni Oblio
Distribuzione: Universal
Anno: 2007

L’Ora d’Aria è il primo Lp di Vincenzo da Via Anfossi, prodotto da Produzioni Oblio e distribuito da Universal; nonostante sia la prima prova “ufficiale” non si tratta di un vero e proprio debutto, in quanto questo nome è già apparso numerose volte grazie a collaborazioni e mixtape di numerosi artisti, spesso legati alla Dogo Gang, celebre crew milanese di cui “Aken” è uno dei membri storici.
Prima dal titolo e poi dall’ancor più eloquente copertina si apprende qual è la propensione e il genere d’argomenti che vengono sviscerati nelle 12 tracce proposte (più una riproposizione della nota 9mm, già su Roccia Music e solo leggermente rimaneggiata): la strada, la vita vissuta, il crimine. Doveroso è però precisare che “la strada” non è propriamente una tematica, quanto piuttosto un punto di vista, una trama su cui l’Uomo ricama l’ordito della narrazione, spesso in bilico tra finzione cinematografica e drammatica realtà: di conseguenze sulle 12 strumentali, curate ad hoc da Don Joe e Deleterio (sempre in formissima) ogni argomento assume i toni cupi e metropolitani già noti agli estimatori del Nostro, a partire dalla droga, proseguendo con le donne, lussureggianti predatrici come in “Lady Vizio”, arrivando a drammatiche esperienze come la guerra, descritta nella sofferta “Somalia”. La prospettiva è sempre quindi ruvida, dolorosa a tratti estraniante, in cui nemmeno la religiosità trova spazio, ridotta a un’osservanza esteriore priva di ogni senso del metafisico.
Passando in rassegna i brani troviamo i featuring cantati di Entics, Ask (il Ricardo già apparso in “Due Modi” dall’album Penna Capitale) e Loretta Grace: in particolare quest’ultima regala un’interpretazione magistrale in “Lady Vizio”, uno dei pezzi migliori dell’album; passando ai rapper troviamo i “soliti” Marracash e Club Dogo, verso cui non è possibile avanzare alcuna critica, nonché Ted Bundy, tanto valido tecnicamente quanto noioso e ripetitivo nei contenuti.
Tra i pezzi degni di nota segnalo anche Mai Solo, in cui però stona il bridge finale e il singolo “Il primo e l’ultimo”, lanciato anche con un video di sicuro effetto. 
In conclusione si può tranquillamente affermare che questo disco risulta un ascolto piacevolissimo sia per il fan di vecchia data, il quale già conosce questo tipo di attitude e non potrà non notare il miglioramento a livello tecnico-stilistico messo in atto dal Nostro, sia per chi è meno avvezzo ma vuole un punto di vista autorevole sul rap che viene dalla strada: il giudizio finale è però molto soggettivo, l’allergia che molti provano per questo tipo di testi, fomentata anche da una certa uniformità di toni e tematiche che si riscontra dopo diversi ascolti è sicuramente giustificabile.

Daniele C.