Image   Etichetta: Blastafunk
Distribuzione: Self/Merceneri Records
Anno: 2007

Dopo la fine con i ContinuoRilasso, Prhome, insieme a Mr.Ace comincia a lavorare al primo album sotto il nome di “Italianos Intocables” che è uscito attraverso ben due distribuzioni, la Self che si occupa dell’Italia e la Merceneri Records che lavora in California. Come si può immaginare dal titolo ma anche dalle sonorità, l’album è chiaramente ispirato al crudo underground latino, tipico di artisti come Mr.Shadow, che guarda caso partecipa anche a una canzone “No Mercy”, portando grande interessamento fra gli appassionati del genere. 13 pezzi più una bonus track sono i pezzi che fungono da presentazione al duo di Rovigo, oltre al già citato Shadow, troviamo anche l’unico ospite italiano, Flycat da Milano, insieme a Casual e a Cricket da San Dago, produttore. Si può subito notare, partita la prima canzone che l’ascoltatore dovrà districarsi fra ben tre lingue: italiano, inglese e latino/spagnolo e quindi i testi per la maggior parte delle volte non sono molto comprensibili, se invece si riesce ad associare alla lingua spagnola, come succede in “Loco Life”, il suo corrispondente italiano ci accorgiamo del classico testo che parla di vita da strada, tematica che oramai è difficile non ritrovare in questo tipo di album. Stesso discorso, tra l’altro, riguarda “Italiano Intro” che riprende la melodia tipica del padrino, anche qui non si sprecano le parole per la pochissima originalità. Ciò che traspare dopo svariati ascolti è che il prodotto non è per tutti, chi si aspetta le sonorità californiane tipiche degli anni 90 si sbaglia, l’unica traccia che si discosta dal suono generale del disco e fa respirare un pò è “Dedicado”, canzone riuscita e dedicata appunto a chi non c’è più , tipico suono G-Funk e un ottimo synth che ci da quella sensazione di viaggio infinito che si mischia con il bel ritornello cantato soavemente. Peccato che non si possa dire lo stesso del resto dell’album, per gli appassionati del genere questo lavoro sarà un piccolo classico, l’underground latino è molto vasto ma sarà difficile invece, per chi non abituato a questi suoni a riuscire ad ascoltarlo in modo scorrevole. Troppe tracce simili fra di loro, la lingua di certo non aiuta ad andare al di la della ripetitività della musica, non si vede l’ora di passare alla traccia successiva, gli mc non fanno queste grandi interpretazioni da poter cercare di spostare il discorso su di loro. C’è a chi piacerà sicuramente quest’atmosfera scura sulla quale i due rapper hanno cercato di costruire il proprio stile, i ritornelli cantati e adattati, alcuni decisamente fuori luogo, su basi musicali totalmente opposte a questi ultimi, che vedrà comunque, la continuazione di quel grande movimento che è l’underground latino il quale continua a sfornare artisti giorno dopo giorno; il sottoscritto invece si è già pronunciato.

Nicola S.