Image   Etichetta: Virgin/Emi
Distribuzione: Virgin/Emi
Anno: 2007

Nuovo album per i Club Dogo, trio milanese composto da Jake laFuria, Guè Pequeno e Don Joe. L’album che tutti aspettavano, quello che li vede proiettati finalmente sotto i riflettori davanti a un pubblico più ampio, è arrivato.
Provenienti dalle Sacre Scuole, con il loro primo Album “Mi Fist“, targato 2003 alzarono il livello del rap underground in italia, e con “Penna Capitale“ si consolidarono come una delle realtà se non la realtà più grande dell’hip hop nostrano. Ed ora Sono tornati con il loro terzo lavoro, il primo sotto una major, la Virgin. Ed il loro passaggio verso una grossa casa discografica non li ha deviati minimamente, anzi, un motivo in più per fare ascoltare a tutti come vanno le cose nel nostro paese. Molti li aspettavano al varco, e sono stati accontentati, rime al vetriolo si incastrano in maniera impeccabile e vengono narrate in una sorta di stile cinematografico. Gli argomenti base sono gli stessi di “Penna Capitale” ma affrontati con più maturità. Al mic Jake la Furia e Guè Pequeno non hanno certo bisogno di presentazioni, il loro stile è tanto diverso quanto tagliente allo stesso modo, in splendida forma si fondono le loro liriche sulle produzioni di Don Joe creando un alchimia perfetta ed il risultato è a tratti esplosivo, e non poteva essere altrimenti. Immaginatevi la forza dei Club Dogo con in più ulteriori mezzi a disposizione. Masterizzato a New York, da Chris Athens uno dei numeri uno nell’ambiente, i beat di Don Joe danno la riconferma, se ce n’era bisogno, di come sia lui il miglior producer della penisola, ed ormai riconosciuto e affermato anche all’estero. Se con “Mi Fist” l’ispirazione era verso i classici del 70 e con Penna Capitale si era andati verso l’elettronica anni 80, questo nuovo lavoro ha una spiccata sonorità anni 90. Si parte subito in quarta, spazzando via l’ipocrisia che invade questo paese con “Incubo italiano” (di cui è stato recentemente girato uno street video) per poi passare al primo singolo ufficiale di lancio “Mi hanno detto che”, brano dal ritornello che ti entra facilmente in testa ma che non può considerarsi il pezzo che rappresenta l’intero lavoro, bensì solo un episodio. E’ la volta de “La Verità” uno dei brani migliori dell’intero album, per il testo e per la base, che si fondono perfettamente e creano quell’atmosfera che il Dogo sono bravissimi a creare nei loro pezzi più riflessivi. Ma la parte riflessiva dell’album non si ferma a “La Verità” ne sono una prova  “Dolce paranoia” e “Ora che ci penso” con la partecipazione di Daniele Vit che da un ottimo apporto al pezzo, donandogli la giusta dose di romanticismo, in questa traccia Jake e il Guè tirano fuori senza remore il loro lato più intimo e personale, infatti a volte si corre il rischio che certi tipi di ritornelli mal si fondano con le liriche dei nostri rapper ma non è questo il caso, ed il risultato è eccellente. All’interno dell’album c’è spazio pure per episodi più leggeri come “C.D.” dove è presente anche Don Joe nelle vesti di Mc. ed altri più “zarri” come “M-I bastard” e “dogozilla” due vere e proprie bombe che faranno esplodere i vostri impianti. Come non citare “Spaghetti Western” che può ambire a diventare la  traccia di denuncia per antonomasia, il cui ritornello non lascia spazio all’immaginazione e i riferimenti sono tutt’altro che casuali. Ovviamente non poteva mancare la Dogo Gang a fare da supporto nella traccia n.6 “Puro Bogotà”, con il temibile Vincenzo da Via Anfossi e il sempre più talentuoso Marracash, un pezzo che riesce ad ipnotizzare e che si lascia ascoltare con piacere più volte senza stancare. Piena di sentimento malinconico “Tornerò da Re” (il prossimo singolo ufficiale previsto per la fine dell’estate) mentre in puro stile Club Dogo “Confessioni di una banconota” e “Giovane e pazzo”, Da segnalare la molto particolare  “La Chiave” a chiudere il disco, con la collaborazione degli Stylophonic, Roba & Zenima. Un pezzo sicuramente meno immediato e diverso dagli standard ma non per questo meno meritevole. Entrare troppo nei dettagli potrebbe togliere qualcosa all’ascoltatore, la cosa migliore è ascoltare quest’album tutto d’un fiato senza skippare nessuna traccia perché qui nulla è lasciato al caso. Vale la pena immergersi in questa nuova fatica del gruppo milanese senza indugi. Un album completo dove ce n’è per tutti, e per tutti i gusti. I Club Dogo sono la voce di Milano e raccontano ciò che hanno vissuto nella loro città ma senza voler arrogarsi il diritto di essere la voce del disagio di questa società. Ad ogni ascolto le tracce acquistano valore e se all’inizio qualche ritornello poteva non essere ben digerito, dopo un paio di ascolti prendono benissimo a testimoniare che per assorbire in modo completo un album di tale spessore serve sempre un ascolto prolungato. 14 brani ad alto tasso adrenalinico, che non deluderà certamente chi il Dogo gia lo conosceva, e che avvicinerà con prepotenza chi ancora non sapeva di questa realtà ormai ben salda nel nostro territorio.
I detrattori che pensavano che una Major potesse aver cambiato il loro modo di fare musica saranno rimasti delusi, perchè Vile Denaro non tradisce la spasmodica attesa e se vogliamo fare il solito giochino di “major o non major” beh, non solo si candida seriamente a diventare il miglior album hip hop uscito per una major, ma uno dei migliori lavori di sempre.

Me$$ia